P.E.N. Centro della Svizzera italiana e retoromancia Centro P.E.N. 
della Svizzera francese
 

Centro P.E.N. 
della Svizzera tedesca
 
 

Scuola ILI di lingua e cultura italiana P.E.N. International

Recensioni

21.10.2006 - «La poesia è quel mormorio che attraversa i disastri» - GdP
GIORNATA INTERNAZIONALE Intervista con Pierre Voélin, oggi a Lugano, tra gli ospiti del PEN

Al Ciani si svolgerà durante la giornata odierna un incontro con poeti provenienti dall’estero e dalla Svizzera, tra cui il romando Pierre Voélin, intervistato qui dalla sua traduttrice. Imminente l’uscita di una raccolta di testi in versione italiana.

Ché può la Poesia all’alba di un nuovo millennio e dopo un secolo funesto come quello che si è appena concluso?
La Poesia è quel mormorio che attraversa i disastri, quel tenue filo d’acqua che si continua a sentire nel profondo della notte – perfino i fuggiaschi di Srebrenica l’hanno sentito. Dice che noi, viventi, sopravvissuti, siamo al mondo tesi verso la speranza di una salvezza.
L’improbabile presa di coscienza della morte – presenza stabile nelle sue poesie – è necessaria affinché l’uomo contemporaneo si apra alla vita?
«Il pensiero della morte è indispensabile per rendere la percezione possibile » (Walter Helmut Fritz ).
Nell’epoca delle macchine e della realtà virtuale è ancora possibile radicare la Poesia nell’umile, povera terra?
Noi salveremo qualcosa della terra solo con più tecnica, l’elefante, la tigre e la lince scorrazzano già con un collare- emittente; ma il fatto che la terra, il luogo del nostro comune soggiorno, sia cancellata dalla coscienza dei nostri contemporanei non le impedisce di esserci: non c’è altro fondamento alla nostra esistenza incarnata che culmina nella morte fisica. La Poesia non è radicata da nessuna parte se non nel cuore dell’uomo, cuore nel senso pascaliano. È un tentativo, continuamente distrutto, per risalire alla fonte del linguaggio. Il Vivente – questo è l’unico nome del dio che si manifesta agli occhi d Mosè. Nella sua poesia il “tu” ha un ruolo essenziale. Come identificarlo?
Il “tu” segnala la presenza dell’interlocutore nella poesia, presenza senza la quale nessun atto di linguaggio è immaginabile. In ogni testo il lettore è pregato d’identificare, nella misura del possibile, quest’interlocutore dai multipli volti. Egli è il Vivente che oscuramente attira verso di sé la poesia. «Il poeta, conservatore degli infiniti volti del vivente» ( René Char ).

E ogni parola sia terra ed edere – terra per la sua fronte, edere umide alla sua bocca. Contro l’assenza, questa forza. Due mani che afferrano la scala di legno chiaro. Nascere e rinascere.

Pierre Voélin, «Sulla morte breve»,
traduzione di Grazia Bernasconi-Romano

di GRAZIA BERNASCONI-ROMANO 

 
E-mail