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Recensioni

21.10.2006 - Lo sloveno Ciril Zlobec - GdP
GIORNATA INTERNAZIONALE Intervista con Pierre Voélin, oggi a Lugano, tra gli ospiti del PEN

Ciril Zlobec è nato nel 1925 a Ponikve sul Carso, una quindicina di chilometri dall’attuale confine italo-sloveno. Nel 1941 fu espulso dal ginnasio per avere composto poesie in sloveno – lingua proibita nell’Italia fascista – e nel 1943, ancora minorenne, fu mandato al confino in Abruzzo. Ritornato a casa dopo l’armistizio dell’otto settembre combatté da partigiano fino alla fine della guerra. Nel dopoguerra concluse gli studi ginnasiali e universitari a Ljubljana e iniziò a lavorare come giornalista. Negli anni ottanta coprì la carica di presidente dell’Unione degli scrittori della Jugoslavia, per due volte fu deputato al Parlamento sloveno e negli anni cruciali 1990-1092 membro della Presidenza del nuovo, indipendente stato sloveno. Zlobec è membro di quattro Accademie delle arti e delle scienze, oltre di quella slovena, è membro dell’Accademia europea (di Salisburgo), Croata e Mediterranea. La sua vera vocazione però è sempre stata e rimane la letteratura. L’ha dimostrato con la pubblicazione di oltre 100 volumi, tra i quali predomina la poesia, ma Zlobec è anche romanziere, saggista, traduttore, autore di antologie, redattore. Dalla prima raccolta (Poesie dei quattro, 1953, con altri tre poeti, un libro di culto nella poesia slovena, arrivato ormai alla sua settima edizione), Ciril Zlobec ha pubblicato 28 volumi di poesia ricevendo prestigiosi riconoscimenti in patria e all’estero. Ciril Zlobec è anche uno dei più fecondi traduttori sloveni, specialmente dall’italiano, dai classici ai contemporanei (Dante, versi nel Decamerone, Foscolo, Leopardi, Carducci, Ungaretti, Montale, Quasimodo, Giacinto Spagnoletti, Grytzko Mascioni, Antologia della poesia italiana contemporanea; tra i narratori: Moravia, Malaparte, Sciascia, Lampedusa ed altri). La poesia di Zlobec è spesso tradotta anche all’estero, in Italia: Ritorni sul Carso (1982), Vicinanze (1987), La mia breve eternità (1991), Itinerario d’amore (1997), Amore – sole nero e oro solare (2004), quest’ultimo con prefazione di Mascioni che, tra l’altro, nota: «Zlobec si è volto alla parola colta nel suo primigenio configurarsi come sacro strumento d’indagine per penetrare la muta incombenza dell’ignoto che ci avviluppa e assedia: e esploratore e artigiano a un tempo, ha fatto di una perenne interrogazione la materia prima del suo discorso». 

 
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