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10.03.2007 - Tgi che sa rumantsch sa dapli, chi sa il romancio ne sa di più - GDP
LINGUE Riflessione sulla forza culturale di una minoranza “agguerrita”

Incassato fra gruppi linguistici ben più numerosi e potenti, da secoli il romancio sopravvive in condizioni piuttosto precarie. Oggi questa lingua è fortemente minacciata ma, fintantoché i romanci si impegneranno a parlare nei loro idiomi, troveranno sempre la forza di reagire.

di VINCENZO TODISCO

Il Canton Grigioni è conosciuto per la sua particolare situazione linguistica che comprende tre lingue cantonali ufficiali, il tedesco, il romancio e l’italiano, alle quali si aggiungono i vari idiomi regionali, compreso il dialetto dei Walser. Spesso l’immagine che si ha del cantone trilingue è abbastanza superficiale e determinata da stereotipi. In realtà si tratta di una situazione molto complessa e articolata. Le quattro valli alpine che formano il Grigioni italiano, Poschiavo, Bregaglia, Mesolcina e Calanca, e le cinque regioni della Rumantschia – termine che designa il mondo romancio – si distinguono per la loro situazione marginale e minoritaria. Incassato fra gruppi linguistici ben più numerosi e potenti, da secoli il romancio sopravvive in condizioni piuttosto precarie. Con i suoi 60.000 parlanti, la piccola comunità entrerebbe tutta in uno stadio di calcio e ci starebbero anche i 15.000 Grigionitaliani. Al contrario del Grigioni italiano, la Rumantschia non può far riferimento a un ampio hinterlandlinguistico e culturale come il Ticino e l’Italia. Se nel caso dell’italiano spesso si può parlare di una minaccia da parte del tedesco, per il romancio purtroppo si parla ormai già apertamente di una possibile estinzione. Ambedue le minoranze devono continuamente rivendicare il proprio diritto di esistere perché troppo spesso vengono dimenticate o discriminate. Quello che determina la debolezza delle due realtà è la loro frammentarietà. Le quattro Valli, ad eccezione della Calanca e della Mesolcina, non sono adiacenti, ma separate da territori di lingua tedesca o romancia. Anche la Rumantschia è priva di centri importanti – Coira, la capitale trilingue del Cantone si trova fuori dalle rispettive aree linguistiche – ed è composta da vallate geograficamente distanti. Per questo motivo le due realtà stentano a realizzare una vera unità interregionale. Il regionalismo impedisce che possa farsi strada un vero sentimento di comune identità. L’elemento più importante di coesione per le due minoranze è la lingua: l’italiano e il dialetto per il Grigioni italiano e il romancio per la Rumantschia. La vita culturale delle Valli è orientata, soprattutto per quanto riguarda il Moesano, verso sud, mentre quella politica ed economica fa riferimento al nord, anche perché, per motivi professionali, sussiste la frequente necessità di padroneggiare il tedesco. È dunque evidente che la posizione dell’italiano è piuttosto precaria, specialmente nelle zone geograficamente più isolate o maggiormente influenzate dalle regioni di lingua tedesca. La presenza di abitanti alloglotti, la diffusione di mass media in lingua tedesca e la mancanza di un liceo di lingua italiana hanno contribuito a indebolire la lingua italiana nelle Valli. Per la Rumantschia le cose si complicano ulteriormente. Infatti non esiste il romancio, ma cinque idiomi diversi, ognuno ben radicato nel rispettivo territorio: il puter, il valllader, il sursilvan, il sutsilvan e il surmiran.Da poco più di vent’anni esiste un idioma standard, detto rumantsch grischun, una lingua che è stata realizzata a tavolino, proprio perché mancava una lingua standard sovraregionale. Nel mondo della scuola, solo per fare un esempio, fino a poco tempo fa il Canton Grigioni era costretto a stampare i mezzi didattici in ben sette lingue, in tedesco, italiano e nei cinque idiomi romanci. Lo stesso accadeva in campo amministrativo, quando, per corrispondere con le singole regioni, bisognava farlo in almeno due idiomi. Il rumantsch grischun, creato per risolvere questi problemi, non è però accettato da tutta la popolazione. Spesso viene sentito come una minaccia per gli idiomi e non sono molti gli scrittori a usarlo per le loro opere letterarie. Attualmente il cantone ha lanciato un progetto per l’introduzione del rumantsch grischun nelle scuole. Un altro fatto che contraddistingue le due minoranze è la forte presenza del bi- e plurilinguismo. Tutti i romanci sono bilingui. Lo stesso si può dire per molti bregagliotti, per i poschiavini e un po’ meno per i moesani che, linguisticamente e culturalmente parlando, sono molto più orientati verso il Ticino. Da molti decenni ormai nelle scuole romance si sperimenta con successo il metodo dell’immersione. Prendono piede le scuole bilingui e a Maloja, in Bregaglia, è stata istituita la prima scuola bilingue della Svizzera italiana. Ambedue le minoranze sono gestite da una rispettiva organizzazione mantello. Lo scopo principale è quello di promuovere in tutti gli ambiti la lingua e cultura italiana e retoromancia, cercando di congiungere le forze sparse per combattere la minaccia della sempre maggiore infiltrazione del tedesco. Per i romanci l’intento principale è quello di incoraggiare i parlanti ad assumere la propria lingua e a fare uso del loro diritto di leggerla e scriverla. La tanto declamata pace linguistica dei Grigioni è attualmente messa in discussione da un referendum che vuole combattere la proposta per una legge sulle lingue, volta anche a salvaguardare e promuovere le minoranze. Una nazione, un cantone, si misurano anche dal modo in cui trattano le proprie minoranze. Il romancio è una lingua fortemente minacciata. Se si guardano le statistiche, i cinque idiomi dovrebbero sparire tra qualche decennio. Fintantoché i romanci s’impegneranno a parlare la loro lingua, troveranno sempre la forza di reagire. Molto spesso esponenti della maggioranza sono cinicamente del parere che le minoranze debbano esse stesse avere la volontà di parlare la loro lingua. È vero, ma bisogna dar loro la possibilità di farlo! In un’epoca come la nostra, del resto, in cui si parla sempre più delle minacce che pesano sull’identità svizzera, del pericolo che le quattro regioni linguistiche possano finire col conoscersi sempre meno, la situazione in cui vivono i grigionitaliani e i romanci, a cavallo tra più lingue e culture, può essere considerata un modello ideale al quale sarebbe stupido rinunciare.

se ne parla oggi con il PEN
Oggi 10 marzo 2007 alle 17 l’International PEN Centro della Svizzera italiana e retoromancia terrà la sua assemblea generale ordinaria all’Hotel Dante di piazza Cioccaro a Lugano. Al termine dei lavori assembleari Vincenzo Todisco illustrerà, con una conversazione informale e aperta al pubblico, la situazione del romancio nei Grigioni. Una realtà molto nota ma poco conosciuta, un’occasione per scoprire la forza culturale di una minoranza agguerrita tra le minoranze linguistiche. L’incontro sarà occasione per capire come mai la frase “Tgi che sa rumantsch sa dapli” è stata adottata come slogan dalla comunità romancia. 

 
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