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21.10.2002 - Evadere non fa male... - Manuela Camponovo - GdP
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Convegno del P.E.N. a Lugano su destra e sinistra in letteratura
Al «Caos creativo: in letteratura, destra e sinistra sono categorie?» è stata dedicata la mattinata di sabato, organizzata dal P.E.N. nella Sala Rino Tami della Biblioteca cantonale di Lugano, preceduta dall’incontro, venerdì, con i liceali di Savosa e condotta da Franca Tiberto. Già il titolo avrebbe potuto suggerire argomenti di discussione per due distinti convegni. Il concetto espresso nella prima parte sembra riallacciarsi alle modalità di elaborazione, all.«ispirazione letteraria» (ma che in essa ci sia più metodo che «follia» lo sta dimostrando l’esposizione sul tema, in corso alla Biblioteca nazionale svizzera di Berna); la seconda parte porta a valutare (anche per negarle) le influenze del pensiero, dell’ideologia ma pure del vissuto, dell’«habitat», in generale, dell’autore sull’opera... Sotto il profilo del rapporto tra etica ed estetica, ci si poteva pure ricollegare al simposio locarnese del .99 che trattava della relazione tra scrittura e politica, stimolato anche dal famoso discorso di Flavio Cotti alla Fiera di Francoforte sui «doveri» d.intervento e d.impegno dello scrittore, discorso ancora evocato da Rigozzi, sabato mattina. In ogni caso, a Lugano, si è parlato più del passato, che della situazione attuale. Tra l’altro, è curioso, che in Italia sia stata rilanciata (soprattutto giornalisticamente) la polemica tra destra e sinistra in letteratura, quando ormai persino nei partiti i confini di questi schieramenti sono sempre più sfumati, ambigui, contraddittori, trasversali. Più utili, allora, le panoramiche storiche, anche per la comprensione del presente, vista la diffusa smemoratezza. Una prospettiva filosofica l.ha data in apertura il padrone di casa, Gerardo Rigozzi: dalla concezione platonica di arte come imitazione a quella marxista di rispecchiamento della realtà; dalla visione romantica dell’atto creativo per eccellenza, espressione d’ispirazione divina, alla kantiana arte come costruzione, all’idea crociata di educatrice, portatrice di valori morali e, ancora, all’artista come coscienza critica nei confronti del mondo e della società, con il recupero di una cultura di derivazione illuminista, fino al gramsciano intellettuale organico... E oggi? Sembra piuttosto il mercato a dettare le sue leggi, ad imporre persino lo stile e il linguaggio. Il critico Alfonso Berardinelli, ripercorrendo il suo saggio apparso su MicroMega (3/2002), è partito proprio dall’origine illuminista, quindi piuttosto recente, di destra e sinistra, come contrasto tra conservatori reazionari) e progressisti, salvo poi constatare che «la migliore letteratura moderna è violentemente o moderatamente antimoderna, carica di nostalgia e diffidente verso il futuro» (esempio, tra tutti: Giacomo Leopardi); poi ci sono gli scrittori politicamente a destra ma che scrivono come fossero di sinistra (Balzac). E se, con gli «ismi» del Novecento, ci si concentra sull’opposizione tra vecchio e nuovo, ancora una volta, la grande letteratura risulta formata da geni isolati, fuori da ogni schieramento. Mentre sul piano politico lo scrittore che non è omologato ma sempre critico (nel caso, verso il suo stesso partito, come nei confronti della società), rischiava sempre di pagare di persona. Oppure, nella migliore delle ipotesi, in un conciliante superamento degli opposti, di essere strumentalizzato secondo il paradossale sillogismo antifascista che se nessuno scrittore di valore poteva essere di destra, «tutta la migliore cultura del Novecento era stata in fondo di sinistra», anche quegli autori (come Borges, ad esempio) che non lo sapevano, né lo volevano! Da un’altra angolazione, scientifica, persino biologica, si è posto l’esteta, futurologo Enzo Spaltro, soffermandosi anche sul concetto di mancinismo e sul senso primigenio di destra, (sedere alla destra del re, tra gli amici, quindi essere ossequiosi verso i potenti e, in seguito, anche delle mode). L’accento è caduto sul superamento di queste distinzioni, per seguire una giusta vocazione alla difesa della dignità umana di tutti gli scrittori, perseguitati per idee di destra o di sinistra, con Alfred de Zayas (scrittore e Senior Human Rights Officer delle Nazioni Unite) che ha fatto anche la separazione tra opere «neutre», in cui non si riflettono le idee politiche dell’autore e opere invece che ne sono una emanazione (per quanto creativamente rielaborate) come accade in Brecht. Mentre il bosniaco Bozidar Stanisic, scrittore e critico letterario, si è riferito al suo paese per ricordare gli sviluppi di una dicotomia che, negli ultimi settant’anni, ha preso la forma di contrasto, prima, tra vecchi e giovani, poi, tra realisti e modernisti, quindi (con la dittatura di Tito) tra «scrittori ortodossi » ed «eretici», fino al tramonto dell’ideologia, ai rigurgiti nazionalisti, ma anche al ritorno dei sentimenti e del culto della bellezza, nonostante o contro la storia... Alla fine ecco che Berardinelli rilancia con un invito all’evasione che non è viltà ma apertura ad altri orizzonti. Resta, dunque, la pretesa, da una parte di spiegare, razionalizzare, interpretare l’opera, schedandola nelle categorie note, a fronte dell’autonomia, della complessità, dell’irriducibilità di quest’ultima.
Manuela Camponovo
GdP |
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