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26.11.2005 - Libertà d’espressione solo sulla carta
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INTERVISTA A colloquio con il presidente del PEN Nigeria, il poeta e scrittore Remy Raji
Libertà d’espressione solo sulla carta
Remy Raji è presidente della rete africana PAN, il Pen African Network.
Giunto in Ticino per celebrare la Giornata mondiale degli scrittori in prigione, dedicata quest’anno alla figura del connazionale Ken Saro Wiwa, il poeta nigeriano Remy Raji illustra l’attività svolta dal PEN nel suo Paese e in Africa.
di RAFFAELLA MACHINÉ
Che cosa significa essere segretario generale del PEN in un Paese come la Nigeria? Quale ruolo gioca nel suo Paese questa associazione?
Il mio è essenzialmente un lavoro di coordinamento e di “smistamento” del sapere. Colleziono materiale da ogni parte del mondo, proveniente dall’International PEN, e poi lo distribuisco tra i vari membri nigeriani; in questo modo collego la rete nazionale a quella più vasta internazionale. Faccio anche l’operazione inversa, cioé divulgo all’estero informazioni che riguardano la Nigeria, per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale su certi temi. Se c’è un problema particolarmente significativo, il PEN Nigeria si adopera affinché questo sia portato a conoscenza a livello governativo. È uno degli obiettivi che perseguiamo come associazione.
Quanti membri conta il PEN in Nigeria? C’è una forte componente giovanile al suo interno?
Quando abbiamo iniziato, alla fine degli anni Ottanta, nella prima fase del movimento, quella di Ken Saro Wiwa (vedi articolo in basso, ndr) per intenderci, il PEN Nigeria era il secondo all’interno dell’International PEN. Nel ’95, alla morte di Ken Saro Wiwa, molti membri, intellettuali nigeriani, lasciarono il Paese e l’associazione morì di morte naturale. Nel ’99 è stata “riesumata”. A parte i membri veri e propri del PEN (e dei Comitati Scrittori in prigione, Donne scrittrici,...), c’è un interesse crescente da parte dell’opinione pubblica nigeriana verso il lavoro che svolgiamo quotidianamente. Sono molti i giovani, giornalisti, scrittori, studenti, dai quali veniamo contattati e che ogni giorno sempre più numerosi si rivolgono a noi.
Su che grado di libertà d’espressione può contare uno scrittore, un letterato, in Nigeria? Che cosa sancisce la vostra costituzione e la vostra legge?
Fino alla fine degli anni Novanta c’è stata una forte repressione nei confronti degli “intellettuali”. Molte delle vittime dell’inosservanza del diritto fondamentale della libertà d’espressione sono stati proprio i giornalisti e gli scrittori. Da allora, dopo la morte di Ken Saro Wiwa e l’esodo dei letterati dalla Nigeria, le cose sono molto cambiate e la situazione, in quanto a diritti umani, è molto migliorata. Sono stati promulgati decreti dal Governo per garantire maggiore libertà, anche se alla fine si è trattato più che altro di un esercizio di “cosmesi”. Siamo ancora lontani dall’effettiva libertà d’espressione, c’è ancora molto da fare. Per la legge questa è garantita, ma sulla carta. Una cosa è avere un articolo della costituzione che sancisce la libertà d’espressione, un’altra è metterlo in pratica. Sono quattro anni che cerchiamo di fare approvare un progetto di legge che dia maggiori garanzie, ma è fermo al Senato. La Nigeria è comunque uno dei paesi che gode della maggiore libertà, rispetto ad altri in Africa.
In quali Paesi africani gli scrittori sono maggiormente penalizzati?
Direi quasi tutti in realtà. Nel nord gli scrittori hanno più disponibilità finanziaria, ma il contesto non è dei migliori perché sono frenati dall’establishment, anche per quanto riguarda la comunicazione del loro lavoro, la circolazione delle opere. In Nigeria c’è un’organizzazione di scrittori molto attiva che avrebbe materiale da mettere in circolazione ma non si favorisce in nessun modo questa attività, siano gli scrittori attivisti o meno. Questo vuol dire che dal punto di vista economico non c’è priorità su questo lavoro: se vuoi fare il poeta oggi, o essere un romanziere, devi avere i mezzi per vivere, perché il tuo lavoro non ti porterà assolutamente niente.
Il PEN dispone di una rete internazionale. C’è una sottosezione specifica che comprende solo l’Africa o alcuni Paesi africani?
È buffo: tra africani a un certo punto ci siamo accorti che ci incontravamo a Ginevra, Zurigo, in Australia, Messico. Allora abbiamo deciso di intensificare i rapporti fra di noi e nel 2003 abbiamo fondato il PAN, che significa Pen African Network, la rete africana del PEN, di cui io sono presidente. Il PAN ha lo scopo di migliorare i rapporti fra i vari Paesi africani e di coordinarne il lavoro. Nel 2007 ospiteremo in Africa, a Dakar, il congresso internazionale del PEN.
Su quale situazione grave che coinvolge il vostro Paese volete in particolare sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale?
A partire dal ’95, dalla morte di Ken Saro Wiwa, sono personalmente molto coinvolto nelle vicende petrolifere della multinazionale Shell (vedi scheda in basso, ndr). Ho una corrispondenza internazionale pressoché settimanale sia con il direttore esecutivo, sia con il segretariato generale PEN International sulla questione, e in particolare sulla repressione che è stata fatta nel Paese e sul degrado ambientale del delta del fiume Niger. Noi cerchiamo di sollecitare la Shell ad una più scrupolosa osservanza dei diritti ambientali e dei diritti umani: anche adesso, a dieci anni dalla morte di Ken Saro Wiwa, secondo noi non si sta facendo abbastanza.
Che ruolo hanno la letteratura e la scrittura giornalistica nel formare l’opinione pubblica nigeriana?
L’influenza della letteratura e del pensiero non è quasi mai tangibile nell’immediato: è solitamente percepita dopo molti anni. Per esempio solo oggi noi vediamo chiaramente quello che è stato l’impatto degli scrittori del passato sul Paese: le osservazioni, i commmenti che facevano allora, sono quelli che oggi hanno una forte influenza sulla popolazione. La letteratura non è come la borsa, non può avere un impatto diretto sull’economia e sullo sviluppo, percorre un ciclo più lungo. Comunque gli autori consentono di configurare la direzione che prende il Paese.
Come si caratterizza la letteratura nigeriana contemporanea?
La cosa importante da notare negli scrittori nigeriani del presente è che ce ne sono molti che non provengono dalle tre principali etnie: la nostra letteratura contemporanea, quella del linguaggio urbano, che corre affiancata a quella anglofona, più elitaria e diffusa a livello di classe medio-alta, è l’espressione variegata di tantissimi gruppi etnici e dimostra che siamo un Paese diversificato con un retaggio culturale molteplice. In merito ai contenuti, la nostra letteratura si caratterizza per un’attenzione particolare ai temi di attualità, alle contraddizioni che un grande Paese come il nostro vive nel suo interno.
Come sono recepiti i problemi nigeriani e africani all’interno della comunità del PEN International?
Ho spesso l’impressione che la gente abbia un’idea preconfezionata della Nigeria. Sono un professore di letteratura africana, viaggio per il mondo, ricevo incarichi di insegnamento in vari istituti universitari, ho diverse pubblicazioni alle spalle e ho tenuto molte conferenze: non perdo occasione di parlare del mio Paese, in veste di “ambasciatore ufficioso”. Durante questi incontri ho la sensazione che le persone vedono solo una metà della storia: se parli di Africa evochi povertà, fame e AIDS, mentre la Nigeria è un paese ricco. Un diplomatico americano ha detto una volta una frase che secondo me descrive perfettamente la situazione in cui ci troviamo: «La Nigeria è un paese troppo ricco per essere considerato povero e troppo povero per essere considerato ricco». Io sono ottimista: dieci anni fa prospettavamo tutti un futuro negativo, oggi abbiamo molti quesiti e anche molte proposte per migliorare il Paese, proposte che passano attraverso la protezione e la diffusione della cultura.
Che genere di segnalazioni ricevete? Quante richieste di monitoraggio o intervento? Chi si rivolge a voi e su che genere di aiuto può fare affidamento? Come vi relazionate con il Governo?
Riceviamo molte segnalazioni soprattutto da parte di giornalisti, alcuni dei quali vengono arrestati cautelativamente per un giorno e poi rilasciati. Ma al momento non ci sono condanne a morte che pendono sulla testa di uno scrittore nigeriano in particolare. Esiste a questo proposito la RAN (Rapid Action Network) all’interno del PEN. Nei casi di scrittori o giornalisti minacciati da governi e autorità, mettiamo la situazione sotto osservazione. Non intentiamo azioni legali, ma scriviamo lettere alle autorità, giudici, ambasciatori, per aumentare l’attenzione pubblica verso i singoli casi. Abbiamo avuto casi di giornalisti attaccati dalla polizia, di case editrici temporaneamente chiuse, recentemente è stata chiusa per 24 ore una TV indipendente, poi il caso di una giornalista che ha dovuto lasciare il Paese, penso che adesso viva in Norvegia, perché aveva fatto commenti risultati «offensivi» per persone di religione musulmana, durante l’ultima elezione di Miss Universo. Negli ultimi tempi sono soprattutto i giornalisti ad essere attaccati e messi sotto accusa. Per quanto riguarda i nostri rapporti con il Governo, dovete considerare che in Nigeria lo scrittore è visto con sospetto, è uno che può mettere in dubbio l’autorità, che può criticarne l’operato, che verifica con gli occhi aperti quello che succede. Dal canto loro gli scrittori, fin da quando è stata raggiunta l’indipendenza, si vedono come costruttori del Paese, mentre il Governo non gli riconosce questo ruolo e li ha estromessi dal sistema. Da una parte abbiamo dunque gli “autori”, che vogliono conservare e portare avanti un certo retaggio e la cultura del Paese, e dall’altro l’“autorità” che non è certo aperta alle loro critiche.
Tra le varie attività del PEN non è contemplata la promozione degli scrittori, per esempio: non avete una piccola casa editrice?
No, non siamo così ricchi. Ma abbiamo dato seguito a un’importante iniziativa editoriale pubblicando, nel 2003, la prima antologia dei giovani scrittori emergenti (tra cui figurano anche 16-17enni) nel panorama letterario nazionale, antologia che abbiamo distribuito in circa 40 centri PEN di tutto il mondo. Ora abbiamo un secondo progetto che è quello di pubblicare i racconti inediti di 23 autori nigeriani, della prima generazione sino a quella attuale, in un volume in memoria di Ken Saro Wiwa. Purtroppo mancano ancora i fondi, ma siamo fiduciosi di trovarli.
GIORNALE del POPOLO
SABATO 26 NOVEMBRE 2005
di RAFFAELLA MACHINÉ |
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