P.E.N. Centro della Svizzera italiana e retoromancia Centro P.E.N. 
della Svizzera francese
 

Centro P.E.N. 
della Svizzera tedesca
 
 

Scuola ILI di lingua e cultura italiana P.E.N. International


Under Construction



per una pace consapevole

(Gilberto Isella)
Il nuovo millennio è iniziato sotto i peggiori auspici: l'11 settembre, le guerre in Irak e in Afghanistan, l'interminabile contenzioso israelo-palestinese, con le loro spaventose sequele di morti, mutilati, senza tetto e senza speranza. Se le violenze planetarie reciproche non hanno condotto finora a quel "conflitto tra civiltà" che molti continuano a pronosticare o addirittura cinicamente ad auspicare, di certo i fondamentalismi ideologici e religiosi, sia da una parte che dall'altra, si sono rafforzati in modo preoccupante, mettendo a dura prova le capacità di persuasione sottese a qualsiasi fondata argomentazione razionale. La "violenza mimetica", come dice il pensatore francese René Girard, ha raggiunto ai nostri giorni il parossismo. Ciò che dovrebbe preoccupare lo scrittore che coltivi tra i suoi interessi l'interscambio umano e culturale tra soggetti e popoli, è che mai come oggi il dialogo tra Est e Ovest aveva toccato un punto così basso. Nell'attuale approfondirsi dell'emergenza, effetto di una complessità storico-antropologica di cui nessuno è in grado di spiegarci le cause profonde, le istituzioni mondiali come l'ONU si rivelano quasi del tutto impotenti. L'insufficienza, per non dire la retorica consolatoria dei loro interventi nelle zone sensibili, non sembra scalfire più di tanto i progetti dei politici, tendenzialmente interessati all'ampliamento machiavellico delle rispettive sfere d'influenza, piuttosto che che allo stabilimento della pace mondiale. Qual è, in queste circostanze, il ruolo dello scrittore, dell'artista, dello scienziato? La mobilitazione dall'alto e l'impegno ideologico hanno fatto il loro tempo e lasciato vittime illustri sul terreno. E per giunta non pochi passi falsi, nel giudicare gli eventi storici, sono stati compiuti in tempi vicini da noti intellettuali. Non va nemmeno incoraggiata la tentazione opposta del ripiegamento difensivo sul proprio 'privato'. Ciò comporterebbe il rischio dell'opportunismo e perfino a lungo andare della collusione, seppure involontaria, con i fautori della violenza. Non esiste oggi, d'altronde, sfera privata che non venga invasa dalla sfera pubblica, dalla sua enigmaticità evenemenziale e mediatica. Ogni scrittore è carne e specchio del mondo, un soggetto che si confronta giorno dopo giorno con le figure della sofferenza, col volto dell'altro e con la sua domanda d'aiuto. In quanto simile tra i simili, "vita nuda e indifesa", egli stesso si sente direttamente o indirettamente afferrato dalle morse dell'ingiustizia e della prevaricazione. E allora, che fare? Non esistono ricette uguali per tutti. L'importante, per ciascuno, - e prima ancora di invocare la futura riconciliazione tra le genti - è continuare a testimoniare, con fermezza e secondo il proprio sentire, il dissesto che lo circonda, cercando di elevare la propria piccola testimonianza a simbolo universale - come ha fatto ad esempio Mendel'štam nelle sue ore più drammatiche - senza farsi sedurre dalle sirene dell'ipocrisia o del buonismo. La parola dello scrittore è libera, anche nelle angustie. Essa ha la prerogativa di far emergere ciò che la logica del discorso politico nasconde per prudenza interessata, eccessivo amore dell'astrazione o ossequio al "principio di realtà". I fatti più dilaceranti della guerra e dell'odio sono 'pezzi di reale' che si riversano, rielaborati e indagati nei loro risvolti più oscuri, dentro le figure del racconto, della poesia, dell'arte e del cinema. Crudi fatti, scorci di vissuto si muteranno in documenti dell'assurdità epocale - come Se questo è un uomo di Primo Levi o Guernica di Picasso - forse costituiranno le pezze d'appoggio per eccellenza, da esibire - se giungerà il momento e l'occasione - davanti al Tribunale della Storia.


Abu Ghraib

A Pier Paolo Pasolini, autore di Salò

Come una frusta l'astro schiocca
nel sangue notturno della memoria:
annotta, aggiorna, l'immagine è lì,
prende con le sue briglie il mondo,
sporca lenti, colma bocce di cristallo
e in esca voluminosa evolve.

La soldatessa tiene l'uomo al guinzaglio,
ne strappa le radici, lo inventa cane,
come una metamorfosi di Ovidio
aspersa di zolfo nel tempo reale.

Fischia la sabbia dentro, fa spirali,
si annida in buchi che spariscono,
occhi d'angelo al nulla immolati,
deserto tra tenaglie in una cella.

Ma la sirena in tuta alza le tende,
scivola nel sabba della mutazione
un sesso di lave tristi dalle dita
a quella cinghia, dalla cinghia
all'icona che a lei si stringe,

lontanissima anzi così appare
tra le piaghe delle ascelle, respiro
di materia estorta, favilla e voce
prima ancora che la schiena nuda
diventi pane per denti ignoti,
diventi cane per cani iperreali...

no, non si spezza come l'ostia
quell'immagine colma di veleno
che sbanda nel sangue notturno.
È il suo bersaglio nero, lì per sempre.

Gilberto Isella, da Taglio di mondo, Lecce, Manni Editore, 2007.

Abu Ghraib

to Pier Paolo Pasolini, director of “Salò”

The star cracks like a whip
in the noctural blood of memory:
night falls, day dawns, the image is still there,
restraint of a bridle on the world,
it dirties lenses, sets crystal bottles brimming over,
unwinds as a bulky fuse.

The woman in uniform has the man on a lead,
tears up his roots, invents him as a dog,
like one of Ovid’s metamorphoses
strewn with sulphur in actual time.

The sand whistles inside, rises in spirals,
hides away in holes that disappear,
angel’s eyes sacrificed for nothing,
in a cell, a desert caught in pincers.

But the syren in overalls lifts the curtains,
in the sabbath of mutation she lets slip
a sex of bitter lavas from her fingers
to that belt, and from the belt
to the icon that huddles up against her,

whose aspect is in fact so distant
amidst the wounded armpits, breath
of tortured matter, spark and voice
even before the bared back
becomes the bread of unknown teeth,
becomes a dog for hyperreal dogs…

But no, that image filled with poison
roaming at large in the blood at night
does not fragment as does the host,
the black target he aims at, there for ever.

translated by Christopher Whyte


Cos’è il P.E.N.

L’INTERNATIONAL P.E.N. (Poets, Essayists, Novelists - Poeti, Saggisti, Narratori) è una associazione mondiale di scrittori, riuniti in club nazionali. Assolutamente apolitica, essa promuove la libertà di espressione in tutto il mondo e si oppone a ogni forma di oppressione delle libertà intellettuali. Inoltre favorisce i contatti tra gli scrittori dei diversi paesi. Fondata a Londra nel 1921, conta ora circa 140 centri in tutto il mondo.

Fanno parte del P.E.N. l’International Foundation Emergency Fund e il Fondo Scrittori in Prigione che porgono aiuto concreto agli scrittori perseguitati per motivi ideologici e alle loro famiglie.
Scopo dell’International P.E.N. è promuovere l’amicizia e l’interscambio culturale. Ogni membro di qualsiasi P.E.N. è membro dell’intera organizzazione.
Al Congresso e alla Conferenza annuali, ospitati a turno dai singolo centri nazionali, prendono la parola autori di fama mondiale e i soci dei vari P.E.N. possono incontrarsi con i colleghi che convengono dai cinque continenti.
I singoli centri del P.E.N. organizzano, durante l’anno, un programma di incontri con scrittori nazionali e stranieri e con personalità del mondo culturale.

Cronistoria dell’International P.E.N.

Il P.E.N. venne fondato nel 1921 dalla poetessa inglese Dawson-Scott. Fin dal principio le donne furono accolte a piena parità e Violet Hunt, Rebecca West, May Sinclair figurano tra i soci fondatori.
Il primo Presidente fu John Galsworthy, un prestigioso scrittore interessato a ogni iniziativa atta a promuovere la comprensione internazionale e la pace. La sua presidenza si prolungò per 12 anni, durante i quali gli venne assegnato il Nobel per la letteratura. Galsworthy è sempre stato in prima linea nelle battaglie civili: la denuncia di certi eccessi del sistema carcerario inglese, che troviamo nel suo dramma “Justice”, portò a una riforma del codice penale.
Un comitato valutava i requisiti dei candidati prima di accettarli; le loro opere dovevano essere state pubblicate da un editore di sicura reputazione.
L’aspetto internazionale del P.E.N. suscitò vasti consensi e diede notevole impulso all’associazione. Ben presto vi aderirono i maggiori scrittori dell’epoca, come Joseph Conrad e G.B. Chesterton. Già nei primi sei mesi erano nati altri cinque Centri, il primo a Parigi sotto la guida di Benjamin Crémieux.
Il P.E.N. entrò assai presto in crisi d’identità a causa all’atteggiamento militante assunto dal centro di Parigi. Le polemiche che ne seguirono convinsero i responsabili a ribadire il principio che il P.E.N., nato come movimento apolitico, doveva rimanere tale: i singoli membri erano liberi di professare le proprie ideologie, ma non nell’ambito dell’associazione.
Vennero indette riunioni internazionali annuali; al quarto congresso che si svolse a Berlino nel 1926 erano rappresentate 15 nazioni.
Visto il sorgere di centri sempre più numerosi, fu accolto il principio che ogni centro avrebbe rappresentato una lingua e una letteratura, più che una nazione. Così alla Jugoslavia si riconobbero quattro centri, alla Svizzera tre, al Canada due.
Col passare degli anni nuovi centri fiorirono: Bombay e Bolivia, Basco e Catalano, ma l’Internazionale degli scrittori rivoluzionari russi rifiutò di aderire. Un centro P.E.N. a Mosca poté venire aperto solo nel 1989.
Nel gennaio 1932 il P.E.N. lanciò un appello a tutti i governi in favore dei prigionieri religiosi e politici. La mozione venne diffusa attraverso la stampa e, ritenendo che non avesse suscitato un’eco sufficiente, Galsworthy la portò direttamente all’attenzione del Governo inglese.
Nel 1933 muore Galsworthy e il nuovo presidente è H.G. Wells. Giunge la notizia di persecuzioni contro gli intellettuali tedeschi. Il P.E.N. tedesco invita Londra a non credere a tali voci allarmistiche e tendenziose. Londra risponde chiedendo una dichiarazione riguardante Ernst Toller, Heinrich e Thomas Mann, tutti in esilio. Il comitato inglese decide di consultare per telegramma gli altri centri e di informare la stampa della sua iniziativa. Ne consegue una energica protesta corale contro il trattamento degli intellettuali sotto il regime di Hitler e si arriva alla conclusione che, se il P.E.N. tedesco è stato ricostituito secondo idee nazionalistiche, deve venire espulso.
Nel 1933 in Germania si assiste al rogo dei libri indesiderati; il centro tedesco non protesta. Il successivo congresso internazionale, che si svolse a Dubrovnik, risultò fondamentale sia nella storia del P.E.N. che nella cultura europea. In tale occasione, alla presenza di circa quattrocento persone rappresentanti ventisei nazioni, tra cui i delegati della Germania, della Palestina, dei centri Yiddish, apparve chiaro che un convegno di scrittori impegnati a propugnare la libertà di espressione non poteva ignorare, pur volendo evitare la politica, che in Germania i libri venivano messi al rogo e che un grande numero dei più noti scrittori tedeschi viveva in esilio. Al successivo congresso internazionale il P.E.N. tedesco venne espulso dall’organizzazione.
Mentre l’orizzonte internazionale si faceva sempre più oscuro, un numero crescente di scrittori tedeschi esiliati affluiva a Londra. Il P.E.N. si occupò di loro, soccorrendo i più disagiati, e venne costituito il primo centro per esiliati: gli scrittori di lingua tedesca all’estero.
Nel 1934 la situazione si era talmente aggravata che Wells suggerì di istituire un fondo per scrittori perseguitati dai loro governi in qualsiasi nazione.
Nell’aprile 1937 Arthur Koestler venne arrestato in Spagna e il P.E.N., capeggiato da E.M.Forster e Aldous Huxley, intervenne presso il generale Franco, che in giugno fece rilasciare Koestler.
Nel successivo congresso a Praga si discute sui riflessi culturali del conflitto cino-giapponese (il Giappone è invitato preservare la università e i monumenti culturali cinesi) e sulla sorte degli ebrei in Polonia. A Londra si aprono sottoscrizioni per gli scrittori austriaci, cecoslovacchi e catalani.
Durante la guerra i membri del P.E.N. inglese si misero a disposizione dei comitati per i rifugiati. E fu proprio il P.E.N. che venne incaricato di raccogliere le più ampie informazioni sugli internati. Grazie alle sue ricerche si poté disporre delle prove necessarie per rendere la libertà alla grande massa di scrittori tedeschi profughi, che altrimenti sarebbero rimasti internati per tutta la durata del conflitto, nel dubbio fossero spie o appartenenti alla quinta colonna.
Durante la guerra il P.E.N. americano, appoggiato da Somerset Maugham, tentò di organizzare sotto la propria guida un “P.E.N. europeo in America”.
Questo suscitò profondi risentimenti a Londra dove, nonostante i bombardamenti, una gran quantità di centri P.E.N. era attiva. Molti dei loro membri erano sbarcati in Inghilterra portando in salvo gli archivi. Si decise di tenere un congresso a Londra, a cui presero parte i centri catalano, ceco, norvegese, polacco, yddish, austriaco, tedesco, belga, olandese, greco, romeno, ungherese.
Durante la guerra il Comitato del P.E.N. continuò la propria attività, affrontando i problemi della scarsità di carta e di come aiutare gli esuli. Dopo il 1943, quando cominciavano a trapelare notizie di atrocità in Europa, il P.E.N. prese più volte una posizione pubblica.
Dopo la guerra vi fu un’abbondanza di scrittori rifugiati in condizioni di disagio, e il P.E.N. attinse da ogni fondo disponibile per assisterli.
Ricordiamo alcuni di tali avvenimenti. Nel 1947 venne formulato un appello di appoggio agli scrittori greci e venne mandato un messaggio al presidente del Cile per chiedere che Pablo Neruda potesse lasciare il paese. In seguito a questo appello Neruda poté trasferirsi in Uruguay.
Nel 1949 altra protesta indirizzata al governo greco. Nel 1950 contro il maltrattamento dei prigionieri politici in Iran.
Negli anni 50 lo scrittore ungherese Paul Tabori propose la formazione del “Writers in Prison Committee” (Comitato scrittori in prigione), che cominciò a funzionare nel 1960. Amnesty International seguì sulle tracce del P.E.N. nel 1961.
Nel luglio del 1959, su proposta del romanziere austriaco Robert Neumann, nel corso del Congresso di Francoforte veniva presentato ufficialmente il centro P.E.N. della Svizzera Italiana e Retoromancia. Il primo Presidente fu Piero Bianconi, Vice Presidente Francesco Chiesa. I Presidenti successivi furono: Andri Peer, Giovanni Bonalumi, Grytzko Mascioni. Attualmente la carica è retta da Franca Tiberto coadiuvata nella Vice Presidenza da Gilberto Isella ed Alice Moretti.
Nel 1967 Michael Scammell, il traduttore di Solgenitzin, fu fatto Presidente del Comitato. Il Comitato non si limitò solo a formulare proteste, ma si dedicò anche alla raccolta di informazioni. I centri cominciarono a nominare scrittori prigionieri membri onorari e ad adottarli, preoccupandosi di tenere i contatti con loro e con le loro famiglie e di assisterli in modo concreto, sia finanziariamente sia organizzando un patrocinio legale. A tale scopo venne organizzato in Olanda il Fondo di Emergenza Pen, che è costretto a funzionare con la massima segretezza per proteggere i propri corrieri.
Nel 1985 Harold Pinter e Arthur Miller si sono recati in Turchia, dove la situazione degli scrittori incarcerati era particolarmente grave. In conseguenza di quanto i due hanno potuto appurare, alla Turchia è stato negato l’accesso alla comunità europea. Pinter si è anche fatto promotore di ripetute proteste presso il governo israeliano per la chiusura delle scuole nei territori occupati e le continue persecuzioni di cui sono fatti segno intellettuali e giornalisti palestinesi.
Nel 1987 a Lugano, su iniziativa di Grytzko Mascioni, fu organizzato il 50° Congresso Mondiale che vide la presenza di ben 850 scrittori di 70 paesi. In quella occasione si parlò del tema “Scrittori e letteratura di frontiera”. Il Congresso si concluse con la “Dichiarazione di Lugano”, che faceva appello alla libertà d’espressione e al diritto di ogni minoranza di affermarsi in quanto tale.
L’INTERNATIONAL P.E.N. ha al suo interno diversi Comitati che operano su tematiche specifiche: il Comitato Scrittori in Prigione (WiPC), il Comitato per la Pace (WfPC), il Comitato per le Traduzioni e i Diritti Linguistici (CfTLR) e il Comitato delle Donne Scrittrici (IPWW).
Il Comitato Scrittori in Prigione, che è quello di maggior rilievo, pubblica periodicamente un fascicolo (Caselist) contenente i nomi e le accuse incriminanti di tutti gli scrittori incarcerati di cui si sia riusciti ad avere notizia.
Nel 1999, è stato fondato, in seno al Centro P.E.N. della Svizzera Italiana e Retoromancia, il Comitato Scrittori in Prigione , ora Presieduto da Chiara Macconi.
Con le sue risoluzioni, presentate puntualmente ai congressi mondiali, è uno dei più attivi
in seno all’organizzazione internazionale.
Il P.E.N. della Svizzera italiana e retoromancia ha adottato nello spirito del PEN due scrittori: il poeta cinese Xue Deyun, recentemente liberato e la scrittrice Sihem Ben Sedrine, che ha lasciato la Tunisia per motivi di costrizione alla libertà d’espressione da lei espressa con varie pubblicazioni. In Europa, gode attualmente della protezione di Amnesty International e del WiP del PEN International.

Nell’ambito del Congresso Mondiale di Berlino (maggio 2006) è stato eletto il nuovo Search Committee in appoggio al Comitato Executivo che vede tra i membri Hector H. L. Banda, Zambia, Emile Martel, Quebec, Lucy Popescu, England, Judith Rodriguez, Australia, ed è presieduto da Franca Tiberto, Presidente del nostro centro.
Presidente internazionale è stato riconfermato lo scrittore slovacco Jirii Grusa.

FRASI DI FUMO

Non è che poi mi importi troppo, vedi,
della poesia:
è che un suono alle volte ci seduce,
una luce sfarfalla, una figura
prima barcolla poi si trasfigura,
un colore ci piace. E tuttavia
non sai bene che sia. Metti nel conto
anche il racconto degli itinerari
dei sogni chiari, degli avari errori;
anche la voglia di sapere che
tanto ansiosa dichiari: e ti rispondo
come posso benché sia una snervata
tautologia o ahimè, minibugia,
la risposta trovata.

Gryzko Mascioni

da: La vanità di scrivere, 1992.
 

 
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